• Travels around the world by Luca Buffoni
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Otto consigli per sopravvivere a un cammino

Ecco una serie di consigli per chi si appresta a fare un cammino di più giorni zaino in spalla.

1. Il peso dello zaino deve pesare un decimo del proprio peso corporeo

Il peso dello zaino, anche per escursioni di più giorni, dovrebbe essere tra il 10% e il 15% del proprio peso corporeo. È un peso sufficiente per la maggior parte dei cammini mainstream (Cammini di Santiago, vie Francigene, la Via degli Dei ….). Per portare uno zaino più pesante è necessaria una preparazione adeguata.

2. La regola dei tre cambi

Cosa mettere nello zaino? È questa la domanda che ci si fa prima di partire. È utile prendere come esempio Marius Pontmercy, che nel celebre romanzo i “miserabili” di Victor Hugo “aveva solo tre camicie: una indosso, l’altra nel cassetto, la terza dalla lavandaia.” Per un cammino bastano 3 paria di calze, 3 cambi di biancheria intima, tre paia di pantaloncini e tre magliette: un cambio indosso, uno pulito nello zaino, uno che asciuga appeso fuori… e il sapone di Marsiglia per fare il bucato tutti i giorni.

3. Un litro ogni 10 chilometri

È facile, soprattutto nei primi giorni di cammino, rischiare di rimanere disidratati perché si beve poco. La regola da tenere in considerazione per una giornata di cammino normale (senza troppo caldo e con poca pendenza) è quella di bere un litro d’acqua ogni 10 km di cammino.

4. Camminare contromano

Oltre che sui sentieri e sugli sterrati, la maggior parte dei cammini si svolge su strade asfaltate percorse da traffico più o meno intenso. Secondo il codice della strada i pedoni, qualora marciapiedi, banchine…manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. E’ meglio vedere l’auto che ti viene incontro per riuscire a spostarti in tempo.

5. Ago e filo per le vesciche

Qual è il modo corretto per curare le vesciche sui piedi? Disinfettare ago e filo, bucare in modo superficiale e far passare l’ago e il filo attraverso tutta la vescica, lasciare all’interno il filo, fare uscire tutto il liquido e disinfettare. Dopo questa operazione la vescica non deve essere coperta con cerotti, garze o bende ma deve prendere aria. A cosa serve il filo? Per drenare la vescica, altrimenti si richiude e il liquido prodotto rimane ancora una volta internamente provocando dolore. Il filo si stacca da solo quando la pelle morta in superficie viene sostituita dalla nuova pelle sotto la vescica.

6. La maledizione dell’ultimo chilometro

A volte sembra che gli ultimi chilometri siamo più lunghi dei primi, in realtà è la fatica che cresce in modo esponenziale col passare del tempo e dei chilometri. È importante stare attenti a non rallentare e a non perdere tempo all’inizio, quando si è ancora freschi, per poter riuscire ad arrivare a completare la tappa senza essere eccessivamente provati.

7. Il secondo giorno è il peggiore

I muscoli delle gambe, che pensavano di potersi riposare un po’ di più dopo l’incredibile sforzo del giorno prima, si ritrovano in movimento fin dal primo mattino. Anche i punti del corpo dove appoggia lo zaino e che non sono ancora abituati a portarne il peso protestano ad ogni passo. Se non si sa che il secondo giorno è il peggiore si è tentati di gettare la spugna o di pensare di non farcela. In realtà dal terzo giorno in poi il corpo comincia ad abituarsi e a rafforzarsi per portare a termine con sempre meno fatica il cammino

8. L’importanza del bastone

Bastone o bacchette da trekking hanno gli stessi obiettivi: tenere in movimento le braccia che altrimenti rimarrebbero ferme per tutto il cammino con conseguente mal di schiena e problemi di circolazione; aiutare nelle parti più difficili del cammino e tenere lontani cani o altri animali che si possono incontrare lungo il percorso. Indispensabili se si cammina da soli.

 

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