• Viaggi intorno al mondo di Luca Buffoni
Diari

Landmannalaugar – Hrafntinnusker (12 km)

19 luglio 2017 (prima parte)

Dopo la sveglia delle 6.00, nella tenda sono iniziati i preparativi per la partenza. Il tempo era brutto: pioveva e tirava vento.

Abbiamo messo lo zaino all’asciutto sotto una tettoia e abbiamo iniziato l’attesa.

Alle 7.00 è partito il bus per Reykjavik; tutti quelli rimasti, una trentina, erano pronti ed eccitati per l’inizio dell’avventura ma nessuno osava mettersi in marcia per primo.

Alle 8.00 è arrivato il responsabile del rifugio con le previsioni meteo: sconsigliava la partenza. Ci chiedevamo a vicenda cosa avremmo fatto: “Partite?” “Cosa fate?” “Non lo sappiamo!”

Alle 8.30 abbiamo deciso di partire: zaino in spalla e bastone in mano abbiamo iniziato a seguire il sentiero. Subito il responsabile ci ha chiamato indietro per le ultime raccomandazioni: il rifugio Hrafntinnusker a 1027 metri era chiuso, c’era vento forte e neve. Dovevamo proseguire fino ad Àlftavatn, 24 km da Landmannalaugar.

All’inizio, nonostante la pioggia, sembrava tutto semplice: il sentiero era ben segnato, il vento non era fortissimo, non faceva troppo freddo. Riuscivamo a distinguere le forme e i colori delle colline laviche attorno a noi, ci attardavamo ad osservare gli sbuffi di vapore caldo che uscivano dal sottosuolo… e intanto salivamo ed eravamo bagnati fradici.

A questo punto la forza della natura si è scatenata contro di noi.

Mentre attraversavamo il crinale di una montagna ci ha colpito in pieno un vento fortissimo, tanto che con grande difficoltà riuscivamo a tenere l’equilibrio. Quando riuscivo ad alzare la testa, in mezzo alla pioggia, che picchiava fino a far male, vedevo il papà avanzare di qualche passo e poi fermarsi, puntellando il bastone, per rimanere sul sentiero, e poi ancora un po’ più avanti. Che fatica!

Poi sono iniziati i nevai da attraversare, i paletti che segnavano il percorso erano stati spazzati via dal vento, le nuvole si erano abbassate… proseguivamo solo con l’aiuto del GPS, che ci manteneva sul sentiero.

A tre chilometri dal rifugio Hrafntinnusker (quello chiuso) le forze iniziavano a mancare e il freddo penetrava fino alle ossa. Attorno a noi solo bianco. Non potevamo distanziarci troppo l’uno dall’altro per non perderci di vista. Tendendo in mano il GPS, col freddo, le mie mani avevano perso sensibilità. Ho passato il comando. Ancora avanti. Il GPS indicava poco piú avanti la presenza del rifugio ma non riuscivamo a vederlo. All’improvviso, quasi un miraggio, proprio davanti a noi, a pochi metri, è comparsa una grande sagoma scura che ci sbarrava la strada. Eccoci al riparo! Erano le 13.00.

Ci siamo infilati intirizziti e stravolti nel deposito scarponi del rifugio, al caldo e all’asciutto. Eravamo gli unici ma nel giro di mezz’ora anche quel piccolo locale si è riempito. 30 persone infreddolite e bagnate in piedi, appiccicate l’una all’altra. Che bello vedere che non eravamo soli ad affrontare questa avventura! Chi stava male, chi piangeva disperato, chi si abbuffava di cibo per recuperare le forze… il morale si è sollevato e ci ha caricato per l’altra metà della tappa.

 

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