• Viaggi intorno al mondo di Luca Buffoni
Diari, Laugavegur

10 cose da fare a Reykjavik

24 luglio

Dopo due giorni non previsti a girare per Reykjavik, ecco, tra le tante, le 10 cose più interessati che abbiamo fatto/visto nella capitale dell’Islanda.

Il giardino delle sculture di Einar Jònsson, le cui opere nere raccolgono con delicatezza e profondità tradizioni cristiane e islandesi.


– Hallgrimskirkja, la chiesa più grande d’Islanda. Già dal nostro arrivo lunedì, con i suoi 74,5 metri di altezza, è stata il punto di riferimento per il nostro orientamento. La facciata ripropone in cemento armato le colonne laviche di basalto che si trovano a Reynisfjara, nell’Islanda sud-occidentale. Davanti alla Chiesa la statua di Leifur Eiriksson ci racconta la storia sconosciuta della scoperta dell’America, quattro secoli prima di Cristoforo Colombo.


Harpa, la sala concerti. Costruita nel 2011, in mezzo ai cantieri che a breve ridisegneranno il waterfront di Reykjavik, è un simbolo della nuova crescita economica della città.

Il National Museum of Iceland istruisce sulla storia del paese che ci ospita. E’ una storia ricca ma di periferia rispetto alla storia del mondo che conosciamo noi italiani. Mi ha colpito la parte sui primi coloni e sul forte legame con questa terra così diversa dalle altre. Interessante anche la storia moderna dalla povertà al boom economico e turistico degli ultimi anni.

– La mostra “Prospettive” della Culture House penetra nella storia del popolo islandese e ne fa emergere il modo di pensare, di immaginare, di credere degli abitanti di questa terra. Si comincia al piano superiore con il rapporto tra l’uomo e la natura per continuare poi con l’idea del focolare domestico e le rappresentazioni del mondo esterno (dalle prime mappe dell’Islanda a Google Earth); poi la religione e l’anima, i mostri, l’uomo e gli animali, la storia… tutto molto interessante.

The Volcano House. Per giorni la loro presenza ci ha accompagnato nei panorami contemplati, nelle indicazioni di alletra ad ogni bivio del sentiero e nella terra che abbiamo calpestato. Approfondire la storia, soprattutto recente, dei vulcani islandesi, però, ci ha interrogato molto sul rapporto tra l’uomo e la natura. Tre cose mi hanno impressionato: l’eruzione dl vulcano Hekla del 2000 è stata prevista solamente un’ora prima del suo verificarsi; nella notte del 23 gennaio 1973 nell’isola di Heimaey, proprio dietro al paese, improvvisamente è nato un vulcano; la reazione degli islandesi a questi fenomeni naturali distruttivi e devastanti, che si ripetono ogni quattro o cinque anni, è esemplare: si danno da fare, puliscono, ricostruiscono, seminano… Una forza della natura così imprevedibile e dirompente fa parte della vita degli islandesi, del loro modo di pensare e di intendere la vita.
A questo proposito consiglio un’articolo di V. Croft, Come visitare l’Islanda mi ha aiutato ad accettare la mia ansia, il cui titolo già dice molto su cosa possiamo imparare dall’Islanda e dai suoi vulcani.

– Kolaportid Flea Market, il mercatino delle pulci di Reykjavik. Vendono di tutto: dalle cose più comuni come i libri usati o gli occhiali da sole; alle cose più tipicamente islandesi come gli oggetti fatti di pietra lavica e i tradizionali maglioni fatti a mano. In questo luogo abbiamo assaggiato il Hàkarl. lo squalo putrefatto, tipico della cucina islandese, dall’odore disgustoso e il sapore forte di ammoniaca.

– Aurora Reykiavik, il museo dell’aurora boreale in Islanda con dettagliate spiegazioni sull’origine di questo straordinario fenomeno e sul modo per osservarlo. Un invito a tornare in inverno.

– Tra i tanti chioschi di hot dog, che si trovano dovunque nella capitale, abbiamo scelto più di una volta il Baejarins Bestu, il migliore d’Islanda e, forse, addirittura del mondo. Buono ed economico.

– Per non perdere l’abitudine abbiamo camminato lungo la Sculpture & Shore Walk, la passeggiata lungo la costa nord di Reykjavik, dal porto vecchio a ovest al porto turistico a est. Per la prima volta, dopo una settimana in Islanda, abbiamo visto il sole, che illuminava in un modo nuovo le montagne incontaminate e le isole a nord.

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