• Viaggi intorno al mondo di Luca Buffoni
Diari, Kungsleden 2014: Abisko-Hemavan

Sjnulttjie – Ravfjallet

16 agosto

Ieri sera avevo appena finito pensare che ero da solo quando ha aperto la porta dell’hub Saskia, una ragazza svizzera, che era partita la mattina stessa da Jäkkvik. Allora c’è qualcuno che fa questa parte del cammino! Per la notte abbiamo diviso il rifugio in parti uguali: metà tavolo e una panca e mezza a testa.
Stamattina alle 6:00, Saskia era già in piedi che si preparava a partire. Con calma mi sono tirato insieme anche io e alle 07:00 ero già in marcia.
Fuori faceva freddissimmo; non pioveva ma il cielo era coperto e minaccioso; il vento gelido mi faceva perdere la sensibilità alle mani e nenche il k-way riusciva a difendermi. Forse è giunto il tempo di tirare fuori dallo zaino il cappello e i guanti, soprattutto pernsando che dopo Ammarnäs si ritorna sopra i 1000 m.
Nonostante tutto la prima parte della tappa è stata molto bella, tutta in mezzo ai laghi a destra e a sinistra. Il terreno era coperto di mirtilli e, dopo giorni di inutili tentativi, sono riuscito ad avvicinare una renna.
Alle 11:40 avevo già percorso 16 km e un cartello indicava la svolta a destra per Rävfjället: ancora 9 km. Ho superato il ponte e, immerso nei miei pensieri, ho proseguito sullo sterrato dei Quad. Mi ero accorto che non era presente alcun segnale ma, dopo una rapida occhiata alla mappa, mi ero convinto che quella fosse l’unica strada. Intanto iniziava a piovere.
Così sono andato avanti fino alle 14:00. I tempi mi dicevano che dovevo già essere arrivato al rifugio Rävfjället e, invece davanti a me c’era solo un lago e nulla intorno. Ho preso la cartina e ho constatato amaramente che il Kungleden non passava da nessun lago. Ero fuori di almeno 6 km!
“Niente panico! Devi solo tornare indietro e se non ce la fai ad arrivare alla tappa stabilita per oggi, puoi accamparti da qualche parte e arrivarci domani.”
Ho mangiato una scatoletta di tonno e, zaino in spalla, mi sono rimesso in cammino per tornare indietro. Mi ero dato delle tappe intermedie: “se al fiume ce la faccio ancora, posso arrivare al ponte dopo il quale mi sono perso, e se ce la faccio ancora posso andare avanti fino al Rävfjället”.
Sorprendentemente, con molta calma, alle 15:45 ero in vista del ponte maledetto. Guardando a destra ho visto, in mezzo alla palude, dei paletti di legno con la cima dipinta di arancione. Ecco il Kungsleden! Era la pista per motoslitte ma poco più avanti si incrociava con il sentiero vero e proprio, molto più definito. Finalmente ero sulla strada giusta, aveva pure smesso di piovere e il vento, comunque sempre presente, non soffiava più tanto forte.
Mi sono fermato solo un paio di volte a mangiare manciate di mirtilli per recuperare le energie e ho proseguito fino al Rävfjället. Quando sono sceso nella foresta ero esausto. Era molto difficile rimanere in piedi sulle passerelle umide che passavano in mezzo all’erba alta, piene di foglie marce… e infatti sono finito per terra.
Rävfjället 3 km, Rävfjället 2 km, Rävfjället 1 km. Non ce la facevo più. Ho iniziato a contare i passi… alla fine, sulla sinistra, ecco il rifugio: i bagni, la legnaia e il rifugio vero e proprio! Ero arrivato!
Saskia mi ha dato il benvenuto e mi ha raccontato che anche lei aveva rischiato di perdersi al ponte maledetto.
A Rävfjället c’è disponibile la cucina e un letto a castello. Ci sono altri 16 letti ma serve la chiave. I due letti a castello sono già occupati da due pescatori che torneranno a notte fonda. Salkia ed io dovremo dormire per terra. Comunque meglio che all’aperto.
Ora cucino una doppia porzione di pasta coreana, me la sono meritata! Se considero i 12 km circa sulla strada sbagliata, oggi ho fatto 37 km. Pensavo di aver raggiunto il limite arrivando a Jäkkvik dal Gásaklahko in un giorno solo (31 km) ma mi sbagliavo.
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