• Viaggi intorno al mondo di Luca Buffoni
Diari, Kungsleden 2014: Abisko-Hemavan

Kungsleden (… dopo averlo percorso)

23 agosto

In questo giorno di passaggio tra l’essere “hiker” e l’essere “turista” vorrei sintetizzare  alcuni punti dell’esperienza del Kungsleden.
 

1. LAPPONIA o CIRCOLO POLARE ARTICO. 

 
 
Solo questi due riferimenti spaziali contribuiscono a rendere il Kungsleden qualcosa di leggendario. E i Sami e le renne; la tundra, i muschi e i licheni; le foreste di betulle e quelle di conifere; il grande gelo invernale, immaginato vedendone i segni.. prima erano tutte cose conosciute solo attraverso film o libri di geografia.
Non ero mai stato così a Nord, dove anche i ritmi di luce e tenebre ricordano che ci si trova in luoghi “diversi“.
2. INTO THE WILD.
 
 
Il cammino si dispiega in luoghi incontaminati, dove la presenza dell’uomo è pressochè assente. È una sensazione straordinaria quella di passare nella natura selvaggia in punta di piedi, con umiltà, chiedendo quasi il permesso per poter entrare in una casa che non è la “nostra“. E camminare sentendo la presenza di orsi, alci, wolverine, zanzare, lemmings, linci, volpi, scioattoli… E godere dei suoni e dei silenzi, delle luci e delle ombre, dei panorami: regali esclusivi capaci ogni volta di meravigliare e di riempire il cuore di gratitudine.
3. NIENTE COMODITÀ E SERVIZI.
 
 
Per la maggior parte dei giorni gli unici comfort sono stati la tenda, qualche snack per i pasti ed indumenti caldi e asciutti per la notte. Se andava bene potevo lavarmi nell’acqua gelata del fiume o del lago, se andava male neanche quello; più  volte ho dovuto scegliere se indossare i vestiti umidi (fradici) o quelli sporchi; soprattutto quando pioveva, i servizi igienici, piuttosto elementari ma al coperto, erano una grande benedizione.
4. NIENTE CORRENTE ELETTRICA, NIENTE RETE MOBILE, NIENTE INTERNET. 
 
 
Ho dovuto razionare l’uso dell’iphone perchè potesse permettermi di pregare e di fare foto per 4 o 5 giorni senza scaricarsi. Non potevo sapere l’ora, ero isolato dal resto del mondo, non potevo chiamare nessuno nemmeno se avessi avuto bisogno, non potevo far sapere a nessuno come stavo, non potevo occupare le lunghe ore giocando a Candy Crash, non potevo aggiornare il blog quotidianamente…
Nonostante la fatica dei primi giorni, queste mancanze hanno reso la mia vita  più essenziale ma non per questo meno interessante.
5. SVENSKA TURISTFÖRENINGEN. 
 
 
Sul Kungsleden ci sono rifugi organizzati, semplici ripari, simpatia, generosità e accoglienza. Grazie a chi per passione o per impiego, con competenza, rende accessibile l’inaccessibile in modo così straordinario.
6. INCONTRI.
 
 
Sul Cammino di Santiago me lo aspettavo, qui no. Eppure anche sul Kungsleden l’incontro con l’altro non è mai solo uno sfiorarsi ma diventa in fretta familiaritá, caldo abbraccio e condivisione. Così è stato con Joshua, Chris, Saskia, Marcello, la coppia di tedeschi, il ragazzo olandese, il padre e il figlio svedesi, la famiglia tedesca…
7. CAMMINARE (e REMARE).
 
 
“The best way to kmow a place is to walk it.” (S. Szapsi)
“Camminare è la migliore medicina dell’uomo.” (Ippocrate)
Sono sempre più convinto che camminare sia il modo migliore di viaggiare. È bello perchè si conoscono luoghi e culture nuove; è utile per conoscere se stessi in modo profondo; è nuovo perchè siamo così abituati a correre che non sappiamo più nemmeno cosa significhi andare a passo d’uomo. Provare per credere!
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