• Viaggi intorno al mondo di Luca Buffoni
Diari, Santiago-Fatima 2013: Cammino Portoghese De La Senda

A Ramallosa (E) – Caminha (P)

20 agosto

Stamattina mi sono svegliato tardi: non ho più intenzione di partire con il buio e ho capito che sul Cammino della Costa i ritmi sono più lenti. Sono partito alle 8.30, dopo aver fatto colazione con gli amici di Buccinasco. C’era già il sole e non faceva freddo.
Ho siperato il ponte sul Rio Minór, ho
Ho camminato sulla spiaggia e sul lungomare fino al castello di Baiona (4km). Poi il Cammino mi ha fatto salire fino alle Virgen de la Roca, statua in memoria del ritorno della caravella Pinta dopo la scoperta dell’America. Quante emozioni guardando l’Oceano e pensando a Cristoforo Colombo, che è andato oltre, sfidando la paura dell’ignoto e le certezze del suo tempo!
Ridisceso, ho tenuto il mare sulla destra, le montagne a sinistra, e ho percorso l’infinita pista ciclabile che, lungo la PO-552, mi ha portato ad A Guarda (35,5km). Ho attraversato tanti paesini sulla costa, tra cui spiccava Oia con il suo monastero; ho ammirato le rocce contro le quali si infrangevano le onde… ho lasciato la ciclovia poche volte: una volta per scendere su un sentiero strettissimo e pieno di rovi in mezzo a un bosco di pini e di eucalipto, un’altra volta per passare sul ciglio di una montagna, in una riserva di cavalli. Il sole era forte e il caldo si faceva sentire, più che nelle mesetas. Per un lungo tratto, il mio desiderio principale era quello di trovare una fonte o un bar per bere: pensavo di morire di sete.
Sono arrivato ad A Guarda alle 18.00, ho precorso gli ultimi chilometri di Galizia passando per un bosco, e sono giunto al passaxe del Rio Mino, il confine con il Portogallo. Ho preso il ferry per passare sull’altra sponda alle 18.40 e alle 17.50 ero già in Portogallo, a Caminha. È stato un momento importante: lasciare la Spagna dopo più di un mese, lasciare alle spalle Santiago, la sicurezza degli gli albergue della Giunta, il cammino verso Ovest…
A Caminha l’albergue era chiuso. Ho aspettato che arrivasse l’hospitalero, che alle 19.00 (orario portoghese), ci ha aperto e se ne è andato. Eravamo in tre: io, Pedro (portoghese) e una ragazza ungherese.
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