Da Motala a Vadstena, tra boschi, campagne e la grande emozione dell’arrivo nella “chiesa blu” dell’antico monastero
Alle 6.00 del mattino, mentre smontavo la tenda e mi preparavo alla partenza, mi sono aggirato tutto solo per il campeggio, assaporando ogni istante di quell’ultima fresca mattina in Svezia. Sapevo che il giorno dopo sarei rientrato e che, la settimana successiva, molte cose sarebbero cambiate.
Ero più riposato e decisamente più in forma rispetto al giorno precedente. Dopo una buona colazione ho raggiunto il centro di Motala e attraversato per l’ultima volta il Göta kanal, uno dei luoghi simbolo di questo viaggio.
Da lì mi sono addentrato nei boschi di pioppi tremuli, illuminati dalla luce del mattino. Il fruscio delle foglie accompagnava i miei passi e sembrava alleggerire anche i pensieri. Tra i tanti abitanti alati che popolavano le fronde degli alberi, sono rimasto particolarmente affascinato da un picchio nero, intento a lavorare su un tronco secco.
Mi sono fermato a osservarlo per qualche istante. Poi si è accorto della mia presenza ed è volato via, lasciandomi riprendere il cammino.
Il percorso è proseguito tra campi e fattorie fino alla chiesa di Hagebyhöga, costruita su una collina dalla quale, in lontananza, si poteva già scorgere Vadstena.
Era un momento importante. La meta, fino a quel momento soltanto immaginata, cominciava finalmente a diventare reale.
Mi sono fermato a riposare, ho timbrato la credenziale, mangiato qualcosa e poi sono ripartito.
Poco dopo, davanti a me, è comparso il campanile dell’Abbazia di Vadstena.
Ero quasi arrivato.
Con la gioia nel cuore ho percorso gli ultimi cinque chilometri. Sono entrato in città costeggiando il lago e, finalmente, alle 14.00, ho fatto il mio ingresso nella cosiddetta “chiesa blu”, l’antica chiesa del monastero fondato da Santa Brigida di Svezia.
Appena ho aperto la porta sono rimasto incantato dall’architettura dell’edificio e dai tesori che custodisce.
Nel transetto si trova l’urna con le reliquie della santa: uno scrigno rivestito di rosso e impreziosito da borchie dorate.
Mi sono inginocchiato davanti alle reliquie e ho pregato.
Era il momento che, in qualche modo, dava un significato a tutto il cammino.
Tre giorni di strada, la fatica, la solitudine, i paesaggi, gli incontri, i pensieri e le emozioni conducevano tutti lì: davanti alla memoria di una donna che, quasi sette secoli fa, aveva immaginato proprio a Vadstena il luogo del suo monastero.
Ma il pellegrinaggio non era ancora del tutto concluso.
Prima di concedermi un po’ di riposo e iniziare a visitare la città, avevo ancora due cose da fare.
La prima era raggiungere il Pilgrimscentrum, per attestare ufficialmente il compimento del pellegrinaggio.
Qui mi hanno consegnato il Testimonium, il documento che certifica il completamento del cammino. Mi hanno anche scattato una fotografia da collocare sul muro insieme a quelle degli altri pellegrini e, con una bellissima accoglienza, mi hanno offerto un caffè accompagnato dalla Torta di Santa Brigida.
Un gesto semplice, ma capace di rendere ancora più speciale l'arrivo.
La seconda cosa che desideravo fare era raggiungere il monastero Pax Mariae, dove vivono le monache dell'Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida.
Ho partecipato con loro alla Messa.
Dopo tre giorni di cammino, non avrei potuto desiderare una conclusione migliore per il mio pellegrinaggio.
La celebrazione ha rappresentato l'ultimo passo di un viaggio che non è stato soltanto geografico. Arrivare a Vadstena significava raggiungere una meta, ma anche fermarsi, guardare indietro e comprendere quanto accaduto lungo la strada.
Dopo tre giorni di cammino sono arrivato a Vadstena.
Qui Santa Brigida aveva desiderato costruire il suo monastero. Qui sono tornate le sue reliquie. Qui, dopo quasi sette secoli, sono arrivato anch'io, pellegrino sulle sue orme.
La fatica del viaggio era ormai alle spalle, ma rimaneva la sensazione di aver vissuto qualcosa che sarebbe stato difficile lasciare lungo la strada.
Il pellegrinaggio in Svezia si concludeva così: con una preghiera, una Messa, il Testimonium tra le mani e la consapevolezza di essere arrivato in un luogo che per secoli ha rappresentato una destinazione per uomini e donne in cammino.
Vadstena non era soltanto la fine del viaggio. Era il luogo in cui il viaggio acquistava finalmente il suo significato.