Tra boschi, campi e luoghi della vita di Santa Brigida, il secondo giorno di cammino conduce verso il lago Vättern e alla vigilia dell’arrivo a Vadstena
Come da tradizione, il secondo giorno di cammino è quello più impegnativo. Soprattutto quando arriva dopo una prima tappa molto lunga. Al mattino ero stanco e i chilometri del giorno precedente si facevano sentire in tutto il corpo.
La strada da Borensberg a Motala attraversava inizialmente strade secondarie, boschi e poi ampi campi coltivati. Un paesaggio tranquillo, nel quale il ritmo del pellegrinaggio sembrava adattarsi perfettamente alla lentezza dei passi.
In poco tempo ho raggiunto Ekebyborna, un piccolo villaggio raccolto attorno alla sua chiesa. La tradizione racconta che fu proprio Santa Brigida a volere la costruzione di quella chiesa. Che la storia sia realmente andata così oppure no, una cosa è certa: questi sono i territori nei quali Brigida ha vissuto e camminato, non lontano da Ulvåsa, dove si trovava la sua casa.
Mentre procedevo verso Ulvåsa, ho iniziato a immaginare quella donna medievale mentre attraversava i campi della sua proprietà. La immaginavo incontrare contadini e famiglie che si rivolgevano a lei per una confidenza, una preghiera, un consiglio o semplicemente per chiedere aiuto.
È una delle sensazioni più particolari di questo pellegrinaggio: camminare oggi negli stessi luoghi nei quali una persona vissuta secoli fa ha costruito la propria esistenza.
Arrivato al bivio per Ulvåsa, ho avuto una tentazione molto concreta: proseguire direttamente verso Motala. Ero stanco e qualche chilometro in meno non mi sarebbe certamente dispiaciuto.
Alla fine, però, ho scelto di affrontare la deviazione.
E ne è valsa la pena.
Ho raggiunto l’attuale maniero di Ulvåsa e, soprattutto, i resti del luogo nel quale Santa Brigida visse con il marito Ulf Gudmarsson.
Davanti a quelle poche pietre e a quei resti, ho provato a immaginare di essere accolto nella sua casa. Un pellegrino stanco e accaldato, arrivato da lontano proprio per incontrare lei.
Per qualche istante la distanza di sette secoli è sembrata quasi scomparire.
Poi ho rimesso lo zaino sulle spalle e sono ripartito verso Motala. Gli ultimi chilometri sono stati affrontati quasi esclusivamente con la forza di volontà. A un certo punto, come se non bastasse la fatica, anche il navigatore con le tracce che avevo salvato ha deciso di abbandonarmi!
Una volta arrivato in città, la prima cosa da fare era recuperare le energie. Un buon pranzo è stato il modo migliore per rimettermi in sesto.
Poi sono passato dalla chiesa per farmi timbrare la credenziale e, finalmente, mi sono diretto verso il campeggio dove trascorrerò la notte.
La ricompensa per la fatica della giornata è arrivata poco dopo.
Il campeggio si trova proprio sulle rive del lago Vättern, il secondo lago più grande della Svezia. Davanti a me c'è una distesa d'acqua immensa e, sull'altra sponda, non lontano da qui, c'è Vadstena.
La meta del mio pellegrinaggio.
Domani la raggiungerò.
Mentre aspetto che il sole tramonti, ripenso alla giornata appena trascorsa. Alla fatica, certamente. Ai chilometri percorsi e alla stanchezza che si accumula giorno dopo giorno.
Ma soprattutto penso alla presenza di Santa Brigida.
È una presenza che continua a farsi incontrare nei luoghi attraversati. Oggi ho camminato proprio là dove lei ha vissuto, amato, pregato e costruito la sua vita. Ho attraversato i suoi paesaggi e sono arrivato davanti ai resti della sua casa.
Forse è proprio questo il senso più profondo di un pellegrinaggio: non soltanto raggiungere una meta, ma lasciarsi accompagnare dalla storia e dalle persone che hanno percorso quelle stesse strade prima di noi.
Domani sarà l'ultimo giorno.
Vadstena mi aspetta.